Una testimonianza

Ho 42 anni. Sono un insegnante. Vivo nel mondo. E sono totalmente consacrato a Dio.
La mia vita non ha nulla di straordinario agli occhi del mondo: entro in classe ogni mattina, preparo lezioni, correggo compiti, ascolto studenti, incontro colleghi, vivo le fatiche e le gioie di ogni giorno. Nessuno, nel mio ambiente di lavoro, sa della mia consacrazione. Nemmeno in famiglia. Vivo nel riserbo, come le nostre Costituzioni ci chiedono. Eppure dentro di me arde un fuoco.
Sono un volontario Con Don Bosco (CDB), un laico consacrato salesiano.
Una vocazione “strana”… ma bellissima
Quando il Signore ha iniziato a parlarmi di questa forma di vita, mi sembrava qualcosa di “strano”. Non ero chiamato alla vita religiosa in comunità. Non ero chiamato al matrimonio. Sentivo però nel cuore un’appartenenza totale a Lui. Un desiderio di essere solo suo. Ma allo stesso tempo un amore appassionato per il mondo. Io amo il mondo. Amo la scuola. Amo la cultura. Amo i giovani. Amo le relazioni. Amo la storia concreta delle persone. E allora ho capito: il Signore non mi chiedeva di uscire dal mondo, ma di restarci dentro. Totalmente suo. Totalmente nel mondo.
Chi siamo
I Volontari Con Don Bosco sono un Istituto Secolare della Famiglia Salesiana. Siamo laici consacrati che vivono nel mondo, senza segni esterni, senza vita comunitaria visibile, ma con la radicalità dei consigli evangelici: povertà, castità e obbedienza. La nostra consacrazione è reale, totale, definitiva. La nostra missione è essere presenza evangelica nel tessuto ordinario della società. Viviamo il carisma di San Giovanni Bosco dentro le professioni, nelle scuole, negli ambienti di lavoro, nei contesti culturali, nelle relazioni quotidiane.
Siamo uomini che hanno deciso di appartenere completamente a Cristo, rimanendo pienamente immersi nella realtà del mondo.
Sale e lievito
Gesù non ha chiesto al sale di uscire dalla minestra. Non ha chiesto al lievito di stare fuori dall’impasto. La mia consacrazione non mi separa dal mondo. Mi spinge ad amarlo di più. Ogni consiglio evangelico vissuto nel mondo diventa un atto d’amore concreto: la povertà mi rende libero dal possedere per poter donare; la castità mi dilata il cuore per amare tutti senza possedere nessuno; l'obbedienza mi educa ad ascoltare Dio dentro la storia, dentro le mediazioni concrete della vita.
La mia aula scolastica è il mio primo oratorio. Il mio lavoro è il mio altare quotidiano. Le relazioni sono il luogo della mia missione.
Il riserbo: una fecondità nascosta
Viviamo nel riserbo. Non per paura. Non per vergogna. Ma perché la nostra consacrazione sia lievito silenzioso. Perché sia Dio ad agire. A volte mi chiedono: “Ma non ti pesa che nessuno lo sappia?”. No. Perché l’amore vero non ha bisogno di palcoscenici. E perché la mia gioia non nasce dal riconoscimento, ma dall’appartenenza. Don Bosco diceva: “Noi facciamo consistere la santità nello stare molto allegri.” E questa è la mia esperienza: una santità che cerco di vivere nel quotidiano, con i piedi ben piantati per terra, ma con il cuore provo ad abitare il cielo.
Ai giovani che cercano
Se stai leggendo queste righe e senti dentro di te un desiderio grande… Se senti di appartenere totalmente a Lui… Ma allo stesso tempo senti di voler vivere pienamente nel mondo… Non avere paura. La Chiesa è più ricca e più sorprendente di quanto immaginiamo. Esistono strade che forse non conosci.
Esistono vocazioni che non fanno rumore. Gli Istituti Secolari sono uno di questi doni nascosti. Non avere paura di fidarti. Non avere paura di dire a Dio: “Fai di me quello che vuoi.”
La vocazione non ti toglie il mondo. Te lo restituisce trasfigurato. Io sono felice. Profondamente felice. Perché ho trovato un modo per essere totalmente Suo,
senza smettere di amare appassionatamente il mondo. E se Lui chiama anche te, fidati. Lui sa come rendere la tua vita bellissima.