Munafo

DON ANTONINO MUNAFÒ

* 27.10.1931      + 08.12.2017

 

Omelia funebre dell'Ispettore dei Salesiani di Sicilia

 

Durante la prima settimana di Avvento e precisamente nella solennità dell’Immacolata Concezione di Maria, 8 dicembre [2017], all’aurora, è tornato alla casa del Padre il nostro confratello Don Antonino Munafò, dopo circa due mesi di lancinanti sofferenze dovute ad una forma devastante di tumore. A Don Montanti aveva confidato pochi giorni prima di aver chiesto insistentemente che il Signore gli concedesse di morire il giorno della solennità dell’Immacolata. Don Montanti gli rispondeva, quando ancora non si profilava una morte così ravvicinata: “Oggi è l’Immacolata. La Madonna è con te, ti accompagna a incontrare Gesù”. E lui pronunciava un “Grazie” con voce distinta e decisa quasi ad esprimere la gratitudine nel presentimento che il suo desiderio si sarebbe compiuto. “Grazie” è stata anche la sua ultima parola, l’espressione definitiva della sua vita.

La sua preghiera è stata ascoltata e ha così preso parte nella Chiesa di Dio a ciò che manca alle sofferenze di Gesù Cristo (Col 1,24), condotto per mano da Maria, dopo una vita interamente vissuta con passione e fedeltà al Vangelo e al carisma di Don Bosco. Dio Padre lo ha saggiato come oro nel crogiolo, lo ha ritenuto degno di partecipare in questo tempo di grazia alla Pasqua del Signore Gesù e lo ha gradito come un olocausto (cfr. Sap 3,6). Siamo certi che, come proclama il Vangelo di oggi, la sua offerta procurerà alla Comunità ispettoriale e alla Chiesa catanese sante vocazioni.

Solo e unicamente in questa luce è possibile rileggere gli ultimi giorni della sua vita fino alla radice dell’esperienza di fede e della vocazione salesiana e sacerdotale a servizio della Chiesa e della Congregazione. Don Nino: una vita di anni 86, di cui 68 di professione religiosa e di fedeltà a Don Bosco e 59 di sacerdozio ad immagine del Cristo buon Pastore. Sulle orme di Lui, unico Maestro e Signore, D. Munafò ha provato compassione delle folle, è passato beneficando tutti, ha spezzato il pane della vita, soprattutto ha celebrato il sacramento della penitenza riversando nei cuori di tanti la misericordia di Dio, annunciando il vangelo di quel Dio che si getta dietro le spalle tutti i nostri peccati (cfr. Is 38,17) e con immensa gioia fa festa per ogni peccatore pentito (cfr. Lc 15,23 e passim).

Tra i messaggi che rimbalzano nei social sull’Avvento ce n’è uno di D. Tonino Bello che esprime bene tante espressioni di fede che Don Nino Munafò ha comunicato fino all’ultimo, nella sofferenza di queste ultime settimane. L’abbiamo sentito invocare tate volte la morte non come fine di tutto, ma come possibilità di essere liberato da dolori insopportabili e di andare incontro a Colui che viene:

«Noi guardiamo l’Avvento un po’ troppo dalla parte dell'uomo. Forse bisognerebbe guardarlo di più dalla parte di Dio... Sì, perché anche in Cielo oggi comincia l’Avvento, il periodo dell’attesa. Qui sulla terra è l’uomo che attende il ritorno del Signore. Lassù, nel Cielo, è il Signore che attende il ritorno dell’uomo».

Don Nino Munafò si è sentito amato da Dio e non ha nutrito dubbi che fosse atteso da Lui e da tutti coloro che gli hanno voluto bene e che sono nel regno dei beati.

 

«Beati coloro che aspettano il Signore» (cfr. Sal 146) - La vita: dono gratuito e restituito gratuitamente

Don Antonino Munafò nacque a Barcellona P.G. (ME) il 27 ottobre 1931. Ricevette dai genitori Carmelo e Maria Miano gli insegnamenti di una fede schietta e semplice e di una educazione ai valori genuini della vita e della fede cristiana. Degli anni giovanili trascorsi in Oratorio insieme al fratello Carmelo, riferisce Don Gino D’Amico, suo assistente: «Nino Munafò era tra i ragazzi dell’Oratorio “San Michele Arcangelo” di Barcellona P.G. Avevamo preparato e poi partecipato alla cerimonia della Professione Perpetua del sottoscritto. Dopo la cerimonia mi si avvicinò e mi disse: “Mi voglio fare Salesiano anch’io”. Era il 15 agosto1946. Qualche mese dopo, sotto la guida di D. Natale Polizzi, patriarca dell’Oratorio e di D. Castronovo quattro ragazzi iniziavano il cammino di preparazione...». Nel 1948, dopo il periodo di aspirantato, chiede di entrare nel Noviziato di San Gregorio di Catania, per diventare salesiano sacerdote. Nel parere espresso per l’ammissione al noviziato emerge già il suo carattere esuberante: «Ha dimostrato di avere buona salute, ingegno piuttosto sveglio, indole equilibrata e docile, pietà buona. Riesce bene nei giuochi e mostra buone attitudini per il teatro» (Barcellona, 17 luglio 1948).

Dopo l’anno di noviziato sotto la guida del Maestro Don Giacomo Manente, il 16 agosto del 1949 emette la sua prima professione religiosa con i voti di Obbedienza, Castità e Povertà, donandosi totalmente a Dio e ai giovani nella Congregazione Salesiana con quella determinazione e quell’audacia tipiche del suo carattere che ancora oggi impressionano. Nella domanda di ammissione così scrive il 24 giugno del ‘49:

"Rev.mo Signor Direttore,
È da quasi un anno che sono entrato in Noviziato, e da altrettanto tempo il mio pensiero è stato sempre fisso a quel giorno in cui potrò consacrarmi interamente a Dio. In questo periodo ho studiato la vita salesiana e mi pare di averla compresa. Studiando la vita salesiana ho anche studiato la mia vocazione, perciò credo che questa sia la via per la quale il Signore mi vuole: dico questo perché così giudicarono il mio Confessore e mio Maestro di Spirito, ai quali mi sono rivolto per avere lume e consiglio.
Credo bene ancora assicurarLa che mi sono deciso a fare questo passo, spontaneamente, cioè libero da qualsiasi timore e pressione, unicamente per tendere alla perfezione e salvare, con la mia, l’anima di tanti giovani.
Quindi faccio umile domanda di essere ammesso ai voti triennali, avendo io la ferma volontà di arrivare alla professione perpetua e al sacerdozio.
So di essere indegno di tanta grazia, tuttavia, confidando nella infinita bontà di Dio, spero che questa mia triplice offerta dei beni terreni, degli affetti del cuore e della volontà torni a Lui gradita.
In questo mio fermo proposito chiedo la sua santa benedizione.
Aff.mo in C. I. Antonino Munafò".

Dal 1949 al 1952 completa gli studi liceali e filosofici presso lo studentato di San Gregorio. Da giovane confratello, trascorre gli anni del tirocinio pratico a Catania Barriera dal 1952 fino al 1954, anno in cui emette, il 16 agosto, la professione perpetua.

Dal 1954 al 1958 lo troviamo a Messina San Tommaso per gli studi teologici. In questi anni di formazione iniziale il giovane confratello mostra la sua passione per i giovani e particolarmente per le vocazioni. Insieme a Don Fausto Curto D’Andrea si dà inizio ai primi campi scuola vocazionali estivi a Randazzo che ebbero una grande risonanza nella Sicilia Salesiana con la famigerata OPAS (Opera Aspiranti Salesiani), nonché il plauso del popolo del paese etneo soprattutto con la partecipazione alle serate di fraternità. Apprezzate le performances dei due confratelli insieme all’indimenticabile Don Vincenzo Zerbo, tale da far coniare un twitter popolare ante litteram: «Curto, Zerbo, Munafò: Oh! che bel trio! Oibò! Oibò!».

Il 29 giugno 1958, per l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria di S.E. Mons. Carmelo Canzonieri, viene ordinato sacerdote presso la Concattedrale del SS. Salvatore in Messina. L’obbedienza lo chiama per due anni a Roma allo scopo di conseguire il titolo accademico di Licenza in Pedagogia, presso l’Ateneo Salesiano (24 giugno 1960).

Nel 1961, don Munafò viene destinato a Catania Cibali per sei anni (1961-1966) e a Pedara per tre anni (1966-1969) dove svolge il servizio educativo di animazione dei ragazzi e di docenza. Apprezzato e stimato per la sua intelligenza, cordialità e capacità relazionale viene chiamato a guidare come Direttore le comunità di San Gregorio di Catania (1969-1976) e del “Don Bosco” di Palermo Ranchibile (1976-1977). Gli anni di San Gregorio sono ricordati da tanti di noi confratelli quando eravamo giovani, nella fase formativa iniziale subito dopo il noviziato.

Dopo un anno come Consigliere ispettoriale (1976-1977), dal 1977 sino al 1981 svolse il servizio di Vicario dell’Ispettore Don Arturo Morlupi, affrontando tante situazioni delicate e difficili, e sostituendolo durante il periodo della sua grave malattia. Di questi anni si fa portavoce Don Vittorio Costanzo: «Don Nino ebbe un ruolo di primaria importanza nell’inizio della Missione del Madagascar. Insieme a Don Morlupi, ispettore, Don Nino in quanto Vicario ispettoriale condusse a porto tutta la preparazione all’apertura della Missione. Io non avevo ancora fatto domanda per la Missione; fu proprio Don Munafò a domandarmi: “E tu non presenti domanda per il Madagascar?”. Gli risposi che ci avrei pensato e mi sarei deciso a farlo. La preparazione alla Missione non fu cosa facile; ma Don Nino ci mise tutte le sue capacità al servizio, perché tutto fosse pronto. È vero che ci fu il cambio dell’Ispettore nel frattempo, ed anche del Vicario; ma possiamo dire che tutto era già pronto...».

Nel 1981, viene richiamato al servizio di Direttore prima a San Gregorio per un anno (1981-1982), poi a Palermo Ranchibile per un sessennio (1982-1987).

Dopo un anno a Caltanissetta Don Bosco (1987-1988) e a Messina San Tommaso (1988-1989), trascorse sempre come Direttore tre anni a Zafferana Emmaus (1989-1992). Nel 1992 venne trasferito a Catania Cibali dove vi rimase per oltre vent’anni, svolgendo il ruolo di Vicario della Comunità (1997-2000), dedicandosi ad alcune benemerite iniziative come l’Associazione dei Genitori dei Salesiani, alla predicazione di ritiri e alle confessioni con apprezzamenti e stima da parte di tanti, adulti e giovani. Di questi suoi impegni testimonia, oltre a Don Vittorio Costanzo, anche Don Alfio Bruno che scrive: «In Don Nino ricordo molto forte il senso della parola che esplicitava bene nella sua predicazione e il senso del buon pastore che ha cura dell’uomo bisognoso della grazia divina, manifestando questo con il mettersi sempre a disposizione per le confessioni. E il servizio reso alla chiesa soprattutto quella dell’Arcidiocesi di Catania come Vicario per la vita consacrata portato avanti per tanti anni con tanta competenza. Non posso dimenticare il servizio reso anche all'associazione dei genitori dei salesiani di Sicilia per parecchio tempo, come vivace sostenitore, dove i nostri genitori hanno potuto vivere, guidati da lui, un periodo di formazione semplice ma intenso».

Nell’Arcidiocesi di Catania, svolse il servizio di Vicario Episcopale della Vita Consacrata per ben vent’anni (1994-2014). Apprezzabile la sua verve, il suo impegno e la forza di animazione presso le comunità religiose, gli istituti secolari (fu anche assistente delle VDB e CDB a livello regionale per diversi anni) come fanno fede i tanti messaggi di cordoglio pervenuti.

Dopo un anno presso l’Oratorio salesiano di San Cataldo (2015-2016), fece parte dal settembre 2016 di questa Comunità di Catania Barriera, membro del Consiglio della Casa.

Don Gino D’Amico che lo aveva conosciuto da ragazzo così prosegue la testimonianza tratteggiandone il profilo e l’attività e gli impegni: «Rari incontri negli Esercizi Spirituali mi rivelarono la personalità meravigliosa di quel ragazzo che ormai occupava uffici importanti nella nostra Ispettoria. Insegnante, docente di filosofia e teologia, e poi Direttore di grandi Comunità, uffici ispettoriali. Don Munafò inserito anche nella Diocesi di Catania con una vita religiosa esemplare. [...] Confessore molto richiesto, direttore spirituale ascoltato e seguito. Quando, ormai già anziano, ebbi modo di incontrarlo e parlargli, compresi che non l’avrei lasciato più. Quando, già consapevole del suo stato di salute, mi rivelò il male che lo affliggeva e che nonostante gli esami e le cure, per lenire i suoi dolori, mi rivelò l’imminenza del suo incontro col Signore, compresi chi fosse stato D. Munafò nella nostra Ispettoria e nella Chiesa. Fulgido esempio di vita religiosa e apostolica, lascia un’orma profonda nella nostra Ispettoria. Il suo ricordo sia sempre in benedizione tra di noi».

S.E. Mons. Rosario Vella, richiamando l’impegno per l’inizio della missione in Madagascar e l’impegno per l’Associazione delle famiglie dei salesiani, ci ha raggiunto con una bella testimonianza:

«Salesiano di poliedriche capacità ha voluto dedicare tutta la sua vita per la Chiesa e per la Congregazione e per la nostra Sicilia. Verso di lui ho un grande debito di riconoscenza per tutto il bene che ho avuto da lui. [...] I miei genitori – dopo la felice iniziativa fatta per dare alle nostre famiglie naturali momenti di incontro – avevano per lui una venerazione particolare. Con la sua allegria farà più bello il cielo.

Mi unisco a tutti voi nella preghiera».

Tra i tanti messaggi pervenuti, solo in parte citati, ci sono quelli di tanti confratelli come Don Bartolo Salvo dal Madagascar e dei Novizi Orazio e Vito che hanno avuto la gioia di ricevere delle lezioni sulla vita consacrata durante il prenoviziato. Anche il Sig. Ernesto Annoé da Venezia ci ha raggiunto con il suo cordoglio: «Esprimo il mio vivo dolore per l’evento, ma ringrazio il Signore per avermi dato l’occasione d’incontrare più volte Don Antonino, aver goduto del suo sorriso, delle sue chiacchierate sempre improntate a sincera carità, ma soprattutto per il servizio della riconciliazione».

Carissimo Don Nino,

da quando sono stato tuo direttore a Cibali, hai voluto che ti dessi del “tu”. Ho dovuto fare un po’ di sforzo visto che sei stato mio Direttore a San Gregorio nel lontano 1976 e ho sempre nutrito per te una forma di rispetto e di stima, oltre che di affetto. Alla fine hai vinto tu con la tua tenacia e insistenza, con il tuo sorriso e quel pizzico di ironia e humor che ti contraddistinguevano. A nome di tutti i confratelli salesiani, dei Membri della FS, di tanti adulti che sono stati da te guidati e incoraggiati e soprattutto dei giovani, voglio dirti grazie per ciò che sei stato e per ciò che hai fatto. Sii felice in eterno insieme agli Angeli e ai Santi, e dal cielo proteggi e accompagna quanti hai conosciuto e amato. Intercedi per noi presso il Padre, affinché ognuno di noi possa realizzare un fedele e generoso servizio al Signore sino alla morte, per giungere alla sospirata metà dell’eternità dove “Dio sarà tutto in tutti” (1Cor 1,28). La Vergine Immacolata e Ausiliatrice e Don Bosco ti accolgano in Paradiso. Amen.

Don Pippo Ruta

Catania Barriera, 9 dicembre 2017

 

<< Nella Casa del Padre

 

 

© 2017 - Volontari con Don Bosco - CDB