BEATA LAURA VICUNA

Liturgia
Data: 22 Gennaio 2018

Quest’adolescente fu beatificata il 3 settembre 1988 durante l’anno centenario della morte di don Bosco, sul “Colle delle Beatitudini giovanili”, presso Castelnuovo don Bosco, come testimonianza della fecondità del carisma educativo del Santo dei giovani. Un arco di tredici anni di vita è facile da raccontare; più difficile è scandagliare il segreto che ha reso eroica una così breve esistenza.

Laura del Carmen Vicuña, questo il suo nome completo, nacque a Santiago del Cile, il 5 aprile 1891, primogenita di José Domingo e di Mercedes Pino. La capitale cilena era attraversata da tensioni politiche e militari e a causa di ciò fu necessario attendere quasi due mesi per procedere alla celebrazione del suo Battesimo, che ebbe luogo il 24 maggio successivo. Tra gli antenati di Laura figuravano parecchi personaggi illustri e per tal motivo la rivoluzione imperante si scagliò anche contro la famiglia di Laura. Il padre fu forzatamente costretto all’esilio e dovette trasferirsi verso Sud, alla frontiera con l’Argentina sulle Ande. L’intera famiglia traslocò dunque a Temuco, ritrovandosi repentinamente in una triste situazione di precarietà a seguito della morte del padre avvenuta nel 1893. Alcuni mesi dopo nacque una seconda bambina, Giulia Amanda. La madre si ritrovò così sola con due figlie a dover vincere la fame e la disperazione.

Nel 1899 il residuo nucleo familiare si trasferì nella vicina regione argentina del Neuquén. La madre poté così trovare lavoro nella tenuta agricola di Manuel Mora, uno dei tanti colonizzatori che avevano intrapreso lo sfruttamento dei terreni incolti della Patagonia. In seguito a pressioni subite dal datore di lavoro, ne divenne la compagna. Ciò influì negativamente sull’educazione delle due bambine. Laura, seppur ancora piccola, si rese conto della condizione morale e religiosa della mamma. Nonostante ciò, la mamma non abbandonò mai completamente le figlie e tentò nei limiti del possibile di educarle anche religiosamente. Al fine di assicurare loro un’istruzione adeguata e continua, le affidò nel gennaio 1900 a un piccolo collegio missionario tenuto dalle Figlie di Maria Ausiliatrice, situato a Junín de los Andes ai confini con il Cile. Nel consegnarla alla superiora, la madre assicurò: “Non mi ha mai dato dispiaceri. Fin dall’infanzia è stata sempre obbediente e sottomessa”. In quest’ambiente Laura si trovò subito a proprio agio.

Si aprì una pagina nuova nella vita della ragazza: nei quattro anni che ancora le restavano da vivere, imparerà il segreto della santità. Si dimostrò un’allieva modello: impegnata nella preghiera, attenta alle indicazioni delle suore, disponibile con le compagne, sempre allegra e pronta a ogni sacrificio. Entrò nell’Associazione delle Figlie di Maria. Mentre una suora, durante il catechismo, spiegava il sacramento del matrimonio, Laura comprese la situazione di peccato della madre, e improvvisamente svenne. Comprese anche perché durante le vacanze alla fattoria la madre la facesse pregare di nascosto, e perché non si accostasse ai sacramenti. Da allora Laura aumentò preghiere e sacrifici per la conversione della mamma. Il 2 giugno 1901 poté ricevere la Prima Comunione, ma in tal giorno divenne ancor più profonda la sua sofferenza nel vedere la mamma non accostarsi ai sacramenti. Non poté dunque astenersi dal pregare intensamente per la pacifica conclusione di tale relazione. Purtroppo la sua speranza non ebbe compimento, ma ciò non tolse che questa esperienza fosse decisiva nel provocare una grande svolta nella sua vita, che fu così descritta: “Notammo in lei da quel giorno un vero e solido progresso”. Il giorno della Prima Comunione scrisse alcuni propositi, molto simili a quelli del santo allievo di don Bosco, Domenico Savio: “O mio Dio, voglio amarti e servirti per tutta la vita; perciò ti dono la mia anima, il mio cuore, tutto il mio essere. Voglio morire piuttosto che offenderti col peccato; perciò intendo mortificarmi in tutto ciò che mi allontanerebbe da te. Propongo di fare quanto so e posso perché tu sia conosciuto e amato, e per riparare le offese che ricevi ogni giorno dagli uomini, specialmente dalle persone della mia famiglia. Mio Dio, dammi una vita di amore, di mortificazione, di sacrificio”. Con questi propositi Laura si abbandonò totalmente al Signore pur di ottenere la conversione di sua madre e le Figlie di Maria Ausiliatrice non tardarono a comprendere di trovarsi dinanzi ad una ragazzina eccezionale.

Sin dal suo primo anno di permanenza nel collegio si distinse per la volenterosa applicazione nello studio e per l’intensità della sua vita interiore. Nel secondo anno le sorelle Vicuña furono mandate in vacanza dalla madre ma Laura restò negativamente scossa dall’impatto con il suo convivente. Era sofferente fin nel più profondo dell’anima, ma ciò non traspariva se non nei momenti di maggiore amarezza. Una di queste occasioni fu per esempio la mancata partecipazione della mamma alla missione popolare che fu predicata a Junín de los Andes. L’anno successivo le due sorelle raggiunsero nuovamente la mamma a Quilquihué nel periodo delle vacanze. Mora esternò un eccessivo interesse nei confronti di Laura, la quale se ne accorse prontamente e si cinse come di una corazza di ferro per combatterne i malvagi propositi. Il Mora reagì crudelmente e si vendicò rifiutandosi di pagare la retta del collegio. Mossa da pietà e comprensione la direttrice accolse ugualmente le due bambine. Il 29 marzo 1902 le due sorelline ricevettero la Cresima, presente la madre che però perseverò nell’astensione dai sacramenti. In tale occasione Laura fece richiesta di poter essere ammessa tra le postulanti delle Figlie di Maria Ausiliatrice, ma ottenne una risposta negativa a causa della situazione familiare. Dovette dunque rassegnarsi, senza però desistere dal suo intento. Il mese successivo, infatti, emise privatamente i voti di castità, povertà e obbedienza, consacrandosi così a Gesù e offrendogli la propria vita. Riferisce il primo biografo don Crestanello: “Laura soffriva nel segreto del cuore [...]. Un giorno decise di offrire la vita e accettare volentieri la morte, in cambio della salvezza della mamma. Mi pregò anzi di benedire questo suo ardente desiderio. Io esitai a lungo”. I fatti si svolsero proprio secondo questa logica. Verso fine anno iniziò a manifestarsi in Laura un leggero deperimento fisico. Trascorse l’intero anno successivo rinchiusa nel collegio e nel settembre 1903 non riuscì neppure a prendere parte agli esercizi spirituali, tanto era diventata cagionevole la sua salute. Tentò un cambiamento climatico, tornando dalla madre, ma ciò non si rivelò molto salutare. Allora ritornò a Junín e vi si trasferì anche la madre, alloggiando però privatamente. Nel gennaio 1904 giunse in visita il Mora, con il proposito di trascorrere la notte nella medesima abitazione. “Se egli si ferma qui, io me ne vado in collegio dalle suore”, minacciò Laura scandalizzata, e così dovette fare seppur travolta dal male. Mora la inseguì e, raggiuntala, la percosse violentemente lasciandola traumatizzata. Giunta poi in collegio si confessò dal suo direttore spirituale, rinnovando l’offerta della propria vita per la conversione della madre.

Il 22 gennaio ricevette il Viatico e quella sera fece chiamare la madre per trasmetterle il suo grande sogno: “Mamma, io muoio! Io stessa l’ho chiesto a Gesù. Sono quasi due anni che gli ho offerto la vita per te, per ottenere la grazia del tuo ritorno alla fede. Mamma, prima della morte non avrò la gioia di vederti pentita?”. Questa le promise allora di cambiare completamente vita. Laura poté allora spirare serenamente dopo aver pronunciato queste ultime gioiose parole: “Grazie, Gesù! Grazie, Maria! Ora muoio contenta!”. In occasione del funerale la mamma tornò ad accostarsi ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia.

Venerabile il 5 giugno 1966, e beatificata il 3 settembre 1988 da Giovanni Paolo II

 

 

 

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